V’e un’eccitazione nella primavera, quando essa sboccia e fiorisce − v’e una felicita nell’estate − una contentezza nell’autunno − un paziente riposo nell’inverno. La Natura non fa nulla in prosa. (Henry David Thoreau)
“La natura non fa nulla in prosa”. Tutto in natura è poesia. Ogni stagione, nel suo manifestarsi, ne è la prova. Fino a qualche anno fa, alla domanda “Qual è la tua stagione preferita”, avrei risposto senza esitazioni “l’inverno”. Tuttora, essa rimane effettivamente la mia preferita: il freddo, la neve, le pantofole calde, i pigiami caldi e i plaid avvolgenti; la cioccolata calda, le tisane e quel silenzio che sembra avvolgere tutto e tutti. Perché se è vero che in inverno la natura sembra morta, in realtà, sotto lo strato di ghiaccio la vita non si ferma. È questo paradosso che rende tanto affascinante una stagione così poco apprezzata.
La semplicità dell’inverno ha una profonda morale. Il ritorno della natura, dopo una stagione di splendore e prodigalità, alle abitudini semplici ed austere. (John Burroughs)

Se una notte di giugno potesse parlare, probabilmente si vanterebbe di aver inventato il romanticismo. (Bern Williams)
E tra i due estremi dell’estate e dell’inverno trovano posto le due stagioni più miti. L’autunno, con i suoi colori caldi, così in contrasto con le temperature tipiche: oro, giallo, arancione, rosso. Camminare su foglie che scrocchiano sotto i piedi, vedere attorno a sé il riflesso della luce solare. Perché forse proprio a questo serve l’ingiallimento delle foglie: a riflettere quel chiarore che sembra svanire più velocemente; a dare una fugace parvenza di luminosità prima del riposo invernale della natura.
Cadete foglie, cadete fiori e svanite,
notte distenditi, accorciati giorno,
ogni foglia mi parla di pace soave
staccandosi con un sussurro dall’albero autunnale.
(Emily Brontë)
E poi la primavera. La stagione della rinascita. Quella in cui la vita torna a prendere possesso della terra. L’aria si fa frizzante, portando il profumo dei fiori appena sbocciati e dell’erba tagliata. Le giornate si allungano, si ricomincia a stare all’aperto. E mentre con l’autunno ci si prepara al letargo, con la primavera si sente nell’aria l’odore della libertà.
A ogni incontro con la primavera
non so star quieta – sorge il desiderio
antico, un’ansia mista ad un’attesa,
una promessa di bellezza
e una gara di tutto il mio essere
con qualcosa che in essa si nasconde.
Quando la primavera svanisce
v’è il rimorso di non averla guardata abbastanza.
(Emily Dickinson)
Ogni stagione ha la propria peculiarità. Ogni stagione ha la propria bellezza e il proprio fascino. Ogni stagione è perfetta per un buon libro. Da quelli letti con il sottofondo delle onde che si spengono sul bagnasciuga, a quelli letti sulla panchina di un parco fino a quelli tenuti stretti assieme a una tazza di the caldo, mentre fuori la neve si posa silenziosa su tetti e marciapiedi. Al tempo stesso, penso che i libri siano, in maniera totalmente soggettiva, stagionali. In un certo periodo dell’anno preferisco romanzi con determinate caratteristiche, diverse da quelle che cerco in un altro momento. Ecco il perché de “La stagione dei libri”. Perché è sempre il periodo giusto per leggere un libro. Ma non sempre un libro è giusto per quel momento.





